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Jane Austen
Jane Austen appartienne ad un periodo storicamente molto significativo. L’Inghilterra viveva un momento di cambiamenti rapidi: l’economia stava volgendo da agricola a industriale. Nel 1815 la popolazione aumentava; dai tempi della maturità di Jane Austen il continente europeo era stato coinvolto in guerre e l’Inghilterra era isolata dall’intera Europa controllata da Napoleone.
Il romanzo di Jane Austen difficilmente rispecchia tutto questo; anche le idee rivoluzionarie che stavano guadagnando terreno tra i poveri che vedevano il prezzo del grano salire e che stavano opponendosi al mondo aristocratico del secolo non toccavano la sua opera. L’Inghilterra dell’autrice era un mondo chiuso e lei non cercava altro che mostrare un piccolo angolo della sua società nel suo periodo. Il suo interesse principale erano le persone, ed è possibile dire senza dubbio che i suoi maggiori successi stanno nella presentazione delle situazioni umane. I suoi personaggi sono creature viventi, reali, con difetti e virtù mescolate come sono nella vita vera. Per questo J. Austen è più vicina alla nostra epoca, ai nostri pensieri, alla nostra narrativa. C’è poca azione: quello che è importante è la personalità dei personaggi e il loro modo di vivere. Si concentrò sugli esseri umani e le loro reazioni reciproche e attraverso queste reazioni al lettore viene mostrata una società che non rispecchia la bruttura delle città industriali ma che è quella a cui l’autrice apparteneva – i gentiluomini di della campagna influenzati dai nuovi gentiluomini che venivano dalle città.
Questo piccolo mondo di cui J. Austen scrive si era stabilito nella campagna dove i gentiluomini avevano grandi case. Suo padre era un sacerdote e così erano anche due dei suoi fratelli, gli altri erano nella marina come si confaceva per gli uomini di un certo rango sociale.
Il problema della professione dell’uomo è di particolare importanza: pesa profondamente sul Signor Bennet in Orgoglio e Pregiudizio il fatto di non avere una proprietà per conto suo. Un altro dei suoi problemi è la stupidità delle persone che più cresceva, meno trovava divertenti. Uno dei più evidenti di questi personaggi è la signora Bennet in Orgoglio e Pregiudizio il cui solo problema è sposare le sue cinque figlie e non perdere la casa. Sempre in questa opera il signor Collins rappresenta un prete di campagna “mondano”, più preoccupato del modo di vivere della sua patrona la signora Catherine De Bough che dei rituali della Chiesa.
Gli eroi di Jane Austen sono sempre vivaci e intelligenti, all’opposto di questi personaggi assurdi. Rappresentano i criteri per i quali la signorina Austen giudica i suoi personaggi: autocontrollo, considerazione degli altri, conoscenza del cuore e un principio di giustizia derivato dall’educazione.
Emma, la protagonista dell’opera che porta il suo nome, ed Elisabetta Bennet di Orgoglio e Pregiudizio sono creazioni brillanti tanto sagaci quanto trascinanti. Gli errori e le follie che commettono sono sempre in parte risultato della loro educazione manchevole. I padri di queste eroine non dimostrano principi e forza. L’ideale per Jane Austen è esemplificato dai mariti, Darcy, Wentforth, nei quali il principio e il dovere convivono con tenerezza e prontezza nel comprendere le situazioni. Da questa analisi risulta che il tema principale dei romanzi dell’autrice sia la scelta delle persone come partner di matrimonio. Specialmente circa le difficoltà che le persone devono superare prima di sposarsi. Per esempio Elisabetta e Darcy devono capire e superare il loro orgoglio e i loro pregiudizi prima di diventare un coppia. Entrambi devono guadagnare una autocoscienza. Al contrario, la sorella di Elizabeth, Lidia, è troppo ignorante per capire che Wickham non la ama, ma comunque devono sposarsi perché altrimenti Lidia non sarebbe più accettata nella società.
Jane Austen accettò il codice morale della sua società che derivava dall’insegnamento cristiano, condivise il punto di vista morale che si potrebbe definire classico: la moralità viene mescolata a razionalismo e sostenuta dallo studio degli autori greci e romani. Così Jane Austen sembra aver creduto nella ragione, nel buon senso, nell’ordine e nella religione Cristiana. Accettò il credo della sua nuovo classe sociale e si oppose al valore del sentimento o dei romanzi gotici di cui lei stessa ne fece una parodia ne L’abbazia di Nothanger.
I sentimenti non devono essere governati dalla ragione e infatti l’amore tra Elizabeth e Darcy non è dovuto a impulsi ciechi: è una passione improvvisa ma guidata dalla loro capacità di comprensione. Quei personaggi che seguono le loro passioni senza nessuna potere di ragionamento vengono criticati. L’insegnamento è di tipo romantico ma manca di temperamento romantico e le sue opere sono pervase da un’ironia fine e sottile. E’ per via di quest’ironia che J. Austen viene considerata la più grande scrittrice inglese ma è stata fraintesa. La sua ironia non significa uno distacco morale o di superiorità. La sua ironia è soltanto un problema di tono. Lei percepisce il mondo attraverso la coscienza dei suoi paradossi e soprattutto riconosce il fatto che lo spirito è condizionato dalle circostanze. I suoi romanzi sono concepiti con un’ironia la cui malizia è parzialmente diretta a certi personaggi come la signora Bennet, il signor Collins. Questa traspare nei dialoghi usati per rivelare i personaggi, le personalità di coloro che parlano e il suo senso di humour intelligente la rende capace di vedere follie e stupidità della gente che lei ritrae. Comunque l’uso dell’ironia e della satira è ancor più serio: di solito ha un significato sociale per descriverci nuovi punti di vista di quel periodo ed il suo giudizio è sempre sicuro, ma mai irremovibile. Lo stesso si può dire per lo stile: la sua prosa fluisce facilmente attraverso le righe di una trama costruita in modo abile con sotto trame che in un modo o nell’altro vanno a influenzare una storia principale. Nulla accade che potremmo considerare innaturale. I dialoghi sono realistici e mostrano esattamente ciò che la gente nel mondo vorrebbe dire e dice, soltanto in u modo perfezionato dall’autore.
In conclusione si può dire che J. A. fu la prima che rappresentò la personalità moderna e la cultura nella quale ella visse. Fu la prima romanziera a rappresentare la società come parte di una vita morale e a essere conscia delle regole che influenzano il nostro giudizio, la necessità che sentiamo per dimostrare la nostra purezza. Lei mostra al lettore il modo di giudicare la sua severità sia dei valori sia del senso della forma la sua grandezza è nella rappresentazione dei grandi mutamenti nella vita dello spirito e inoltre fa da ponte tra il movimento classico romantico colmando il divario tra 1700 e 1800 e facendola unica, non appartenente a nessun gruppo specifico.

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